Essere una comunità che vive e annuncia il Vangelo nel mondo di oggi

1 – Credere in Dio presente ed operante in mezzo a noi

SCRITTURA Lc 24,13-35 “Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: "Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?". Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: "Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". 19 Domandò: "Che cosa?". Gli risposero: "Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l`hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l`hanno visto". 25 Ed egli disse loro: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l`un l`altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?". 33 E partirono senz`indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone". 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l`avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” Mt 18,19-20 “ In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".

MAGISTERO (dal Decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam Actuositatem) AA 17: “L'apostolato individuale ha luogo particolarmente in quelle regioni dove i cattolici sono pochi e dispersi. Ivi i laici, che solo individualmente possono esercitare l'apostolato, sia per i motivi suddetti, sia per speciali ragioni derivanti anche dalla loro attività professionale, opportunamente a tempo e luogo si radunano insieme in piccoli gruppi per scambiarsi le idee senza alcuna rigida formula di istituzione od organizzazione, in maniera che questo apparisca sempre come segno della comunità della Chiesa di fronte agli altri e quale vera testimonianza di amore. In questo modo, con l'amicizia e lo scambio di esperienze, aiutandosi a vicenda spiritualmente, si fortificano per superare i disagi di una vita e di una attività troppo isolate e per produrre frutti sempre più abbondanti di apostolato.” AA 18 “L'apostolato associato corrisponde felicemente alle esigenze umane e cristiane dei fedeli e al tempo stesso si mostra come segno della comunione e dell'unità della Chiesa in Cristo che disse: « Dove sono due o tre riuniti in mio nome, io sono in mezzo a loro » (Mt 18,20).Perciò i fedeli esercitino il loro apostolato accordandosi su uno stesso fine (28). Siano apostoli tanto nelle proprie comunità familiari, quanto in quelle parrocchiali e diocesane, che già sono esse stesse espressione del carattere comunitario dell'apostolato, e in quelle libere istituzioni nelle quali si vorranno riunire.” Paolo VI (in visita ad una parrocchia): “…Sono uniti i fedeli nell’amore, nella carità di Cristo? Di certo questa è una parrocchia vitale; qui c’è la vera chiesa; giacché è rigoglioso, allora, il fenomeno divino-umano che perpetua la presenza di Cristo fra noi. Sono i fedeli insieme unicamente perché iscritti nel libro dell’anagrafe o sul registro dei battesimi? Sono aggregati solo perché si trovano, la domenica, ad ascoltare la Messa, senza conoscersi, facendo magari di gomito gli uni contro gli altri? Se così è, la Chiesa non risulta, in quel caso, compaginata; il cemento che di tutti deve formare la reale, organica unità, non è ancora operante… Ricordate (…) la parola solenne di Cristo. Vi riconosceranno veramente per miei discepoli, autentici seguaci e fedeli, se vi amerete gli uni gli altri; se ci sarà questo calore di affetti, di sentimenti; se vibrerà la simpatia voluta più che vissuta, creata da noi, più che spontanea, con quella larghezza di cuore e quella capacità di generare Cristo in mezzo a noi, derivanti, appunto, dal sentirci uniti in lui e per Lui…” TESTIMONI Cipriano ( padre della Chiesa): “E non s’ingannino alcuni – con una interpretazione che le svuoti di significato – circa le parole del Signore “dove due o tre saranno uniti nel mio nome, io sarò con loro”… (Gesù) ci insegna così che dobbiamo essere sempre e strettamente uniti fra noi. Ebbene, come può essere in accordo con un altro chi non è in accordo col corpo stesso della Chiesa e con l’intera comunità dei fratelli? In che modo possono radunarsi due o tre in nome di Cristo, quando si sa che essi si sono separati da Cristo e dal suo Vangelo? Infatti, non noi da essi , ma essi da noi si sono allontanati; poiché le eresie e gli scismi sono venuti fuori dopo, sono stati essi ad abbandonare la fonte e l’origine della verità, fondando per sé diverse conventicole. Ma il Signore parla della sua Chiesa, e parla a quelli che sono nella Chiesa: se costoro sono concordi, se come hanno prescritto e raccomandato, due o tre pregano radunati, sì, ma unanimi, essi otterranno dalla Maestà di Dio quanto chiederanno… Dunque, quando tra i suoi precetti dice: ‘dove due o tre saranno uniti nel mio nome, io sarò con loro”, non divide gli uomini dalla Chiesa, Lui che ha istituito e formato la Chiesa…” Giovanni Crisostomo (padre della Chiesa) spiega la frase “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, dicendo: “Che dunque? Non vi sono forse due o tre riuniti nel nome suo? Vi sono sì, ma raramente. Infatti (Gesù) non parla solo di riunione (materiale) … Ciò che egli dice ha questo significato: se qualcuno mi tiene come causa principale del suo amore verso il prossimo , io sarò con lui… Oggi invece vediamo che la maggior parte degli uomini hanno altre motivazioni alla loro amicizia: uno ama perché è amato; un altro perché è stato onorato; un altro perché qualcuno gli è stato utile in qualche affare terreno; un altro per altro analogo motivo. Ma è difficile trovare qualcuno che ami per Cristo, come si deve amare, il prossimo… Chi ama così (cioè per Cristo)… anche se è odiato, insultato, minacciato di morte, continua ad amare… Poiché così Cristo ha amato i nemici… con il più grande amore…”   Angela Merici: “ L’ultima voce mia, che vi rivolgo, e con la quale fin col sangue vi prego, è che siate concordi, unite insieme, tutte d’un cuore e d’un volere. Siate legate col legame della carità l’una e l’altra, apprezzandovi, aiutandovi, sopportandovi in Gesù Cristo. Poiché, se vi sforzerete di essere così, senza dubbio il Signore Dio sarà in mezzo a voi. Mirate dunque quanto importa questa unione e concordia. Desideratela, cercatela, abbracciatela, tenetela con tutte le vostre forze: ché io vi dico che, stando voi tutte insieme così unite di cuore, sarete come una fortissima rocca o torre inespugnabile contro tutte le avversità, persecuzioni, inganni diabolici. Ed ancora vi dichiaro che ogni grazia che domanderete a Dio vi sarà concessa…”   Don Bosco: “… Il Divin Salvatore dice nel santo Vangelo che dove sono due o tre congregati nel suo nome lì Egli si trova in mezzo a loro. Noi non abbiamo altro fine in queste adunanze che la gloria di Dio e la salvezza delle anime redente dal prezioso sangue di Gesù Cristo. Possiamo dunque esser certi che il Signore si troverà in mezzo a noi e condurrà le cose in modo da produrre un gran bene.”   Chiara Lubich: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20). Gesù in mezzo a noi si rende presente pienamente se siamo uniti nel suo nome e cioè in Lui, nella sua volontà, nell'amore reciproco. Dà senso e vita alla fraternità soprannaturale. E la sua presenza ci porta la gioia, gioia nuova, piena, quella gioia che lui stesso ha promesso (cf. Gv 17,13).  È Lui che crea l'unità e dov'è l'unità il mondo crede: Che tutti siano una cosa sola, affinché il mondo creda (Gv 17,21). E' Cristo che lo converte, Cristo fra i suoi, uniti nel suo nome.”   “… Ma quali sono le condizioni per avere Gesù in mezzo? (…) si ha Gesù in mezzo a noi se siamo uniti nel suo nome. Ciò vuol dire se siamo uniti in Lui, nella sua volontà, nell’amore che è sua volontà, nell’amore reciproco che è la suprema volontà di Gesù, il suo comandamento, dove vi è unità di sentimenti, di volontà, di pensiero possibilmente in tutto, ma decisamente nella fede.” “Se siamo uniti Gesù è fa noi. E questo vale. Vale più d’ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore: più della madre, del padre, dei fratelli, dei figli. Vale più della casa, del lavoro, della proprietà; più delle opere d’arte di una grande città come Roma, più degli affari nostri, più della natura che ci circonda coi fiori ed i prati, il mare e le stelle: più della nostra anima. E’ Lui che, ispirando i suoi santi colle sue eterne verità, fece epoca in ogni epoca. Anche questa è l’ora sua: non tanto d’un santo, ma di Lui; di Lui vivente tra noi, di Lui vivente in noi, edificanti –in unità d’amore- il Corpo mistico suo. Ma occorre dilatare il Cristo; accrescerlo in altre membra; farsi come Lui portatori di Fuoco. Far uno di tutti ed in tutti l’Uno! E allora viviamo la vita che Egli ci dà attimo per attimo nella carità. E’ comandamento base l’amore fraterno. Per cui tutto vale ciò che è espressione di sincera fraterna carità. Nulla vale di ciò che facciamo se in esso non vi è il sentimento d’amore per i fratelli: ché Iddio è Padre ed ha nel cuore sempre e solo i figli.”   “L’UNITA’ - Tutti godono della sua presenza, tutti soffrono della sua assenza. E’ pace, gaudio, amore, ardore, clima di eroismo, di somma generosità. E’ Gesù fra noi! Vivere per averlo sempre con noi, per portarlo nel mondo ignaro della sua pace, per avere in noi la sua Luce! La vogliamo dare a tutte le anime che sfioreranno le nostre, non possiamo tenerla solo per noi, giacché molti, molti hanno fame e sete di questa piena pace, di questo gaudio infinito. Se noi resteremo fedeli alla nostra consegna – ‘Ut unum sint’ (Che tutti siano uno) – il mondo vedrà l’unità. Tutti saranno uno, se noi saremo uno. E non temiamo di cedere tutto all’unità. Senza amare oltre ogni misura, senza perdere il giudizio proprio, senza perdere la propria volontà, i propri desideri, non saremo mai uno! Sapiente è chi muore per lasciar vivere in sé Dio! L’unità anzitutto! Poco contano le discussioni, le questioni anche più sante, se non diamo vita a Gesù fra noi.”   “L’OGGI DEL CRISTIANESIMO- E’ importante vivere in profondità l’ideale cristiano perché, se ci guardiamo attorno, vediamo che tutto lo richiama: il bisogno di libertà, di autoaffermazione, di vita di gruppo, di partecipazione, di dialogo, di autenticità. Nell’ideale cristiano c’è tutto questo, e anche di più. La verità (Cristo) ci fa veramente liberi da ogni cosa e da noi stessi. L’unità più profonda fra noi ci distingue poi in “uomini nuovi” con la massima affermazione della personalità divina e umana di ciascuno. Se abbiamo Cristo in mezzo a noi possiamo essere il gruppo più esemplare, perché cellula viva del suo Corpo, la Chiesa. Possiamo vivere la partecipazione  più piena, perché non esiste unità senza amore totale per tutti, con donazione di tutto se stesso. Siamo capaci di intavolare un dialogo costruttivo, modellato un po’ sulla vita della Santissima Trinità, dove le persone divine sono eternamente uno e in amoroso dialogo. Siamo in grado di avere l’ autenticità perché, purificati dalle scorie dell’ “uomo vecchio” dalla verità, non siamo più noi a vivere, ma Cristo in noi, che è il nostro vero io.”

2 – Vivere l’amore fraterno ed il perdono

SCRITTURA Mc 12,28-34Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". 29 Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l`unico Signore; 30 amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31 E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c`è altro comandamento più importante di questi". 32 Allora lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v`è altri all`infuori di lui; 33 amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici". 34 Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.” Gv 13,34-35 “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".   1Gv 4,11-21 “ Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12 Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l`amore di lui è perfetto in noi. 13 Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. 14 E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. 15 Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. 16 Noi abbiamo riconosciuto e creduto all`amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell`amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. 17 Per questo l`amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. 18 Nell`amore non c`è timore, al contrario l`amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell`amore. 19 Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 21 Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.” Lc 10, 25-37 “Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: "Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?". 26 Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?". 27 Costui rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso". 28 E Gesù: "Hai risposto bene; fà questo e vivrai". 29 Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è il mio prossimo?". 30 Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall`altra parte. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n`ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all`albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?". 37 Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Và e anche tu fà lo stesso". Mt 25, 31-46 “Quando il Figlio dell`uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l`avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch`essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l`avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna".  Lc 7,48-49 “Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest`uomo che perdona anche i peccati?". 50 Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; và in pace!”   Mt 6,12-15 “… e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori13 e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.14 Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” Mc 11,24-25  “Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. 25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati". Lc17,3 “Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli.” Mt 18,15-18/21-22 “Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all`assemblea; e se non ascolterà neanche l`assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.” In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.(…) 21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?". 22 E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.” Mt 5, 17-20 “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.” Mt 5,43-48 “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Mt 5, 21-24 “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. 23 Se dunque presenti la tua offerta sull`altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all`altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

MAGISTERO

(dalla Lettera enciclica DEUS CHARITAS EST – Benedetto XVI)

DCE 1: “Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ». Abbiamo creduto all'amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest'avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui ... abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell'amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d'Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L'Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » ( 6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell'amore di Dio con quello dell'amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro. In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto.” 2: “Il termine « amore » è oggi diventato una delle parole più usate ed anche abusate, alla quale annettiamo accezioni del tutto differenti” 3: “delle tre parole greche relative all'amore — eros, philia (amore di amicizia) e agape — gli scritti neotestamentari privilegiano l'ultima” 14: “Reciprocamente — come dovremo ancora considerare in modo più dettagliato — il « comandamento » dell'amore diventa possibile solo perché non è soltanto esigenza: l'amore può essere « comandato » perché prima è donato.” 15: “La parabola del buon Samaritano (cfr Lc 10, 25-37) conduce soprattutto a due importanti chiarificazioni. Mentre il concetto di « prossimo » era riferito, fino ad allora, essenzialmente ai connazionali e agli stranieri che si erano stanziati nella terra d'Israele e quindi alla comunità solidale di un paese e di un popolo, adesso questo limite viene abolito. Chiunque ha bisogno di me e io posso aiutarlo, è il mio prossimo. Il concetto di prossimo viene universalizzato e rimane tuttavia concreto. Nonostante la sua estensione a tutti gli uomini, non si riduce all'espressione di un amore generico ed astratto, in se stesso poco impegnativo, ma richiede il mio impegno pratico qui ed ora (...)Amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio.” 18: “ Si rivela così possibile l'amore del prossimo nel senso enunciato dalla Bibbia, da Gesù. Esso consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico è mio amico. Al di là dell'apparenza esteriore dell'altro scorgo la sua interiore attesa di un gesto di amore, di attenzione, che io non faccio arrivare a lui soltanto attraverso le organizzazioni a ciò deputate, accettandolo magari come necessità politica. Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all'altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. Qui si mostra l'interazione necessaria tra amore di Dio e amore del prossimo, di cui la Prima Lettera di Giovanni parla con tanta insistenza. Se il contatto con Dio manca del tutto nella mia vita, posso vedere nell'altro sempre soltanto l'altro e non riesco a riconoscere in lui l'immagine divina. Se però nella mia vita tralascio completamente l'attenzione per l'altro, volendo essere solamente « pio » e compiere i miei « doveri  religiosi », allora s'inaridisce anche il rapporto con Dio. Allora questo rapporto è soltanto « corretto », ma senza amore. Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio. Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come Egli mi ama. I santi — pensiamo ad esempio alla beata Teresa di Calcutta — hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Entrambi però vivono dell'amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo. Così non si tratta più di un « comandamento » dall'esterno che ci  impone l'impossibile, bensì di un'esperienza dell'amore donata dall'interno, un amore che, per sua natura, deve essere ulteriormente partecipato ad altri. L'amore cresce attraverso l'amore. L'amore è « divino » perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia « tutto in tutti »” 20 : “L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l'intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l'amore. Conseguenza di ciò è che l'amore ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi: « Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno » (At 2, 44-45)(…) Con il crescere della Chiesa, questa forma radicale di comunione materiale non ha potuto, per la verità, essere mantenuta. Il nucleo essenziale è però rimasto: all'interno della comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno siano negati i beni necessari per una vita dignitosa.” 25: “ a)L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza.[17]b) La Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo. In questa famiglia non deve esserci nessuno che soffra per mancanza del necessario. Al contempo però la caritas-agape travalica le frontiere della Chiesa; la parabola del buon Samaritano rimane come criterio di misura, impone l'universalità dell'amore che si volge verso il bisognoso incontrato « per caso » (cfr Lc 10, 31), chiunque egli sia. Ferma restando questa universalità del comandamento dell'amore, vi è però anche un'esigenza specificamente ecclesiale — quella appunto che nella Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel bisogno. In questo senso vale la parola della Lettera ai Galati: « Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede » (6, 10).”   TESTIMONI San Vincenzo de’ Paoli: “ (la carità è) Non riuscire a vedere soffrire una persona senza soffrire con essa; vedela piangere senza piangere con essa. E’ un atto dell’amore che fa compenetrare i cuori l’uno dentro l’altro e sentire ciò che l’altro sente, ben diverso dall’agire degli uomini che non provano alcun sentimento nel vedere lo strazio degli afflitti e la sofferenza dei poveri. Il Figlio di Dio aveva un cuore tenero lo vengono a chiamare per vedere Lazzaro, va; (tutti piangono) (…) Che fa il Signore? Piange con loro, tanta tenerezza e compassione ha nell’animo. E’ questa sua tenerezza che lo ha fatto scendere dal cielo: vedeva gli uomini privi della sua stessa gloria: fu toccato dalla loro sventura. Anche noi perciò, come Lui, dobbiamo intenerirci per le sofferenze del nostro prossimo e prendere parte alle sue pene. (…) Essere cristiani e vedere il proprio fratello che soffre senza soffrire con lui, senza essere malati con lui, significa essere senza carità, essere cristiani di nome…” Chiara Lubich: “C'è un comando che Gesù dice 'mio' e 'nuovo': "Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici." (Gv 15,12-13). Chi comincia a viverlo con radicalità, avverte un cambiamento qualitativo nella propria vita interiore: viene arricchita di forza nuova, di ardore, di coraggio. L'attuazione di questo comandamento produce una reale conversione. Ha effetto anche sul mondo che ci circonda: testimonia Cristo. "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri "(Gv, 13,35). L'amore fra cristiani è un piccolo riflesso della vita di Dio-Amore nei rapporti tra gli uomini.”  “… Naturalmente, il Signore ha usato tutta una pedagogia per insegnarci ad amare il fratello, rimanendo nel mondo senza essere del mondo. Subito ci ha fatto capire che amare il fratello, senza cadere nel sentimentalismo o in altri erroti, era possibile perché Lui stesso poteva amare in noi, con la carità. Si amava quindi Cristo nell’altro, negli altri, ma anche: era Cristo in noi che doveva amare. E che cos’è la carità? Lo sappiamo: è un amore che viene dall’alto. Dice Paolo: ‘l’amore di Dio è stato riversato nei vostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato ’. Perciò essa, la carità, è una partecipazione all’ ‘agape’ divina. Questa carità, questo amore è spontaneo, è sempre nuovo, trova sempre modi diversi per manifestarsi, non si lascia codificare, inventa soluzioni imprevedibili. Dice ancora l’Apostolo: ‘lasciatevi condurre dallo Spirito Santo’. Le sue caratteristiche sono il disinteresse, l’iniziativa, l’universalità, il dono di sé fino al sacrificio. Per amare il cristiano deve fare come Dio: non aspettare di essere amato, ma amare ‘per primo’. E poiché non può fare questo verso Dio, perché Dio ama sempre per primo, il cristiano lo attua col prossimo. San Giovanni, dopo aver detto che Dio ci ha amati, non conclude –come sarebbe stato più logico- che, se Dio ci ha amati, noi dobbiamo amarlo in contraccambio, ma dice: ‘ Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri’. E solo perché la carità è partecipazione all’ ‘agape’ di Dio possiamo andare oltre i limiti naturali ed amare i nemici e dare la vita per i fratelli. (…) Gesù vuole un amore che, come dice Luca, “muove a compassione”. Dobbiamo donarci totalmente al fratello ed accogliere il fratello in noi. Se poi un prossimo ci fa torto non dobbiamo rispondere col male al male, “ma vincere col bene il male”. Dobbiamo fare il bene a tutti, in modo particolare a quelli che condividono la nostra fede. Se così facciamo, l’amore diventerà più facilmente reciproco. E questa carità vicendevole andrà a vantaggio dei fratelli senza fede, perché essa è una testimonianza di Dio. La carità, che tende alla reciprocità, ha poi un potere: costruire la comunità cristiana. Scrive Paolo: l’amore “edifica”, il che significa che con l’amore cristiano noi edifichiamo la comunità (…) da membra isolate siamo divenuti una comunità” “Dobbiamo guardarci come Dio ci guarda, non per criticarci o condannarci, ma per aver misericordia gli uni degli altri ed aiutarci.”   “Una delle vie diritte per arrivare a Dio è il fratello.” “Meglio il meno perfetto, ma in unità coi fratelli, che il più perfetto, ma in disunità con essi, perché la perfezione non sta nelle idee o nella sapienza, ma nella carità”

3 – Celebrare l’Eucaristia per far festa nel giorno del Signore

SCRITTURA

Gv 6,25-40: “Trovatolo di là dal mare, gli dissero: "Rabbì, quando sei venuto qua?". 26 Gesù rispose: "In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27 Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell`uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo". 28 Gli dissero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". 29 Gesù rispose: "Questa è l`opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato". 30 Allora gli dissero: "Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? 31 I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo". 32 Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dá il pane dal cielo, quello vero; 33 il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dá la vita al mondo". 34 Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". 35 Gesù rispose: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. 36 Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. 37 Tutto ciò che il Padre mi dá, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, 38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell`ultimo giorno. 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell`ultimo giorno." Mc 26,26-29:  “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo". 27 Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio sangue dell`alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. 29 Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".” Atti 2,42-47: “Erano assidui nell`ascoltare l`insegnamento degli apostoli e nell`unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. 43 Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44 Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45 chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46 Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo. 48 Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.” MAGISTERO (dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium) LG 33: “ Dai sacramenti poi, e specialmente dalla sacra eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e gli uomini che è l'anima di tutto l'apostolato.” (dalla Lettera Enciclica Ecclesia De Eucharistia- Giovanni Paolo II) EDE 1: “La Chiesa vive dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un'intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza. Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il Sacrificio eucaristico è « fonte e apice di tutta la vita cristiana ».1 « Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini ».2 Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell'Altare, nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore.”   EDE 6: “La Chiesa vive del Cristo eucaristico, da Lui è nutrita, da Lui è illuminata. L'Eucaristia è mistero di fede, e insieme « mistero di luce ».3 Ogni volta che la Chiesa la celebra, i fedeli possono rivivere in qualche modo l'esperienza dei due discepoli di Emmaus: « si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero » (Lc 24,31).”  EDE 8: “…anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l'Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull'altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così Lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua Croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. Lo fa mediante il ministero sacerdotale della Chiesa, a gloria della Trinità Santissima. Davvero è questo il mysterium fidei che si realizza nell'Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a Lui redento da Cristo.”  EDE 11: “Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso realmente presente e « si effettua l'opera della nostra redenzione ».11 Questo sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l'ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti. Ogni fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente. (…)Mistero grande, Mistero di misericordia. Che cosa Gesù poteva fare di più per noi? Davvero, nell'Eucaristia, ci mostra un amore che va fino « all'estremo » (cfr Gv 13, 1), un amore che non conosce misura”.  EDE 40: “ L'Eucaristia crea comunione ed educa alla comunione. San Paolo scriveva ai fedeli di Corinto mostrando quanto le loro divisioni, che si manifestavano nelle assemblee eucaristiche, fossero in contrasto con quello che celebravano, la Cena del Signore. Conseguentemente l'Apostolo li invitava a riflettere sulla vera realtà dell'Eucaristia, per farli ritornare allo spirito di comunione fraterna (cfr 1 Cor 11,17-34). Efficacemente si faceva eco di questa esigenza sant'Agostino il quale, ricordando la parola dell'Apostolo: « Voi siete corpo di Cristo e sue membra » (1 Cor 12,27), osservava: « Se voi siete il suo corpo e le sue membra, sulla mensa del Signore è deposto quel che è il vostro mistero; sì, voi ricevete quel che è il vostro mistero ».84 E da tale constatazione deduceva: « Cristo Signore [...] consacrò sulla sua mensa il mistero della nostra pace e unità. Chi riceve il mistero dell'unità, ma non conserva il vincolo della pace, riceve non un mistero a suo favore, bensì una prova contro di sé ».”  EDE41: “ Questa peculiare efficacia nel promuovere la comunione, che è propria dell'Eucaristia, è uno dei motivi dell'importanza della Messa domenicale. (…)Essa – scrivevo – è il luogo privilegiato dove la comunione è costantemente annunciata e coltivata. Proprio attraverso la partecipazione eucaristica, il giorno del Signore diventa anche il giorno della Chiesa, che può svolgere così in modo efficace il suo ruolo di sacramento di unità ».” EDE 43: “ Nel considerare l'Eucaristia quale sacramento della comunione ecclesiale vi è un argomento da non tralasciare a causa della sua importanza: mi riferisco al suo rapporto con l'impegno ecumenico. Noi tutti dobbiamo ringraziare la Trinità Santissima perché, in questi ultimi decenni, molti fedeli in ogni parte del mondo sono stati toccati dal desiderio ardente dell'unità fra tutti i cristiani. Il Concilio Vaticano II, all'inizio del Decreto sull'ecumenismo, riconosce in ciò uno speciale dono di Dio.89 È stata una grazia efficace che ha messo in cammino per la via ecumenica sia noi, figli della Chiesa cattolica, sia i nostri fratelli delle altre Chiese e Comunità ecclesiali.”  EDE 61: “ Il Mistero eucaristico – sacrificio, presenza, banchetto – non consente riduzioni né strumentalizzazioni; va vissuto nella sua integrità, sia nell'evento celebrativo, sia nell'intimo colloquio con Gesù appena ricevuto nella comunione, sia nel momento orante dell'adorazione eucaristica fuori della Messa. Allora la Chiesa viene saldamente edificata e si esprime ciò che essa veramente è: una, santa, cattolica e apostolica; popolo, tempio e famiglia di Dio; corpo e sposa di Cristo, animata dallo Spirito Santo; sacramento universale di salvezza e comunione gerarchicamente strutturata.”  EDE 62: “ Nell'umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza. Se di fronte a questo Mistero la ragione sperimenta i suoi limiti, il cuore illuminato dalla grazia dello Spirito Santo intuisce bene come atteggiarsi, inabissandosi nell'adorazione e in un amore senza limiti.”  TESTIMONI Dalla Didachè: ( La Didachè è uno scritto antichissimo: è stata scritta verso il 50 dopo Cristo, quasi in contemporanea con i Vangeli di Matteo, Marco e Luca, certamente da qualcuno che aveva seguito le predicazioni di Gesù Cristo. E’ una sorta di compendio dei precetti insegnati da Cristo e contiene in sintesi tutti i principi trasmessi dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Rappresenta la sintesi dell’insegnamento di Nostro Signore alle genti, per mezzo dei dodici Apostoli. Si può ritenere un riassunto delle massime morali più importanti ad uso dei Catecumeni sin dal primo secolo dopo Cristo. Fu scritta probabilmente tra il 70 e il 90 d. C. in Oriente (in Siria, Palestina o Egitto), l’autore è sconosciuto, né si può attribuire agli Apostoli, ma è da tutti riconosciuto che riflette mirabilmente la predicazione di Gesù e degli Apostoli stessi. Essa fu scritta quando erano ancora viventi persone che avevano ascoltato Gesù Cristo stesso. La Didachè è un documento della massima importanza perché è il più antico della cultura Cristiana dopo i Libri del Nuovo Testamento.)  “Per quanto riguarda l'Eucaristia rendete grazie così: Dapprima per il calice: Ti rendiamo grazie, o Padre nostro, per la santa vite di David tuo servo, che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo figlio; a te gloria nei secoli. Poi, allo spezzare del pane: Ti rendiamo grazie, o Padre nostro, per la vita e per la scienza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù, tuo figlio; gloria a Te nei secoli. Come questo pane fu dapprima grano sparso sui monti e poscia raccolto divenne uno, così si raduna la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno: poiché tua è la gloria ed il potere per Gesù Cristo nei secoli. Nessuno poi mangi o beva della vostra Eucaristia, se non quelli che abbiano ricevuto il battesimo nel nome del Signore. Poiché a questo riguardo il Signore disse: non date ciò che è santo ai cani. Ringraziamento dopo la Comunione. Dopo esservi saziati, dite grazie così: Ti ringraziamo, Padre Santo, per il tuo sacro nome, che hai scolpito nei nostri cuori e per la scienza e la fede e l'immortalità che ci hai rivelato per mezzo di Gesù, tuo figlio; a te gloria nei secoli. Ricordati, o Signore della tua Chiesa; liberala da ogni male e rendila perfetta nel tuo amore; raccoglila dai quattro venti, quella che tu hai santificato, nel tuo regno che le hai preparato; poiché tuo è il potere e la gloria nei secoli. Venga la grazia e passi questo mondo; osanna al Dio di David; se qualcuno è santo si accosti; se qualcuno non lo è, faccia penitenza; Maran atha; Così sia. Chiara Lubich: “Nella Santa Comunione ci si accorge che il Tuo amore è personale, per ciascuno: Ti dai tutto ad ognuno. E così il Tuo esempio fa cadere l’illusione, che spesso può prendere quando crediamo di servirTi, organizzando grandi opere, e ti trascuriamo in coloro che ci passano accanto momento per momento, come fossero estranei alla vita nostra in comunione con Te.” “Signore, che queste comunioni (…) non ci aiutino solo ad esser buoni, ma si traducano in divina energia per mobilitarti il mondo al tuo servizio.” “No, non è rimasta fredda la terra: Tu sei rimasto con noi! Che sarebbe il nostro vivere se i tabernacoli non ti portassero? U hai sposato una volta l’umanità e le sei rimasto fedele. Ti adoriamo signore in tutti i tabernacoli del mondo. Sì! Quelli sono con noi, per noi. Non sono lontani come le stelle del cielo, che pur ci hai donato. Dovunque possiamo incontrarti: Re delle stelle e di tutto il creato! Grazie, Signore, di questo dono smisurato. Il cielo s’ è rovesciato sulla terra. Il cielo stellato è piccolo. La terra è grande, perché essa è trapunta dovunque dell’Eucaristia: Dio con noi, Dio fra noi, Dio per noi.”

4 – Acquisire una coscienza di Comunità

SCRITTURA Gv 17, 11-23 “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. 12 Quand`ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. 13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14 Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 15 Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu mi hai mandato nel mondo, anch`io li ho mandati nel mondo; 19 per loro io consacro me stesso, perché siano anch`essi consacrati nella verità. 20 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21 perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch`essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 E la gloria che tu hai dato a me, io l`ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell`unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.” At 4,31-35 “Quand`ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la parola di Dio con franchezza. 32 La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un`anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. 33 Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima. 34 Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l`importo di ciò che era stato venduto 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.” At 2,41-47  “Erano assidui nell`ascoltare l`insegnamento degli apostoli e nell`unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. 43 Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44 (…)46 Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo. 48 Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.” Rm 12,9-21 “La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; 10 amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 11 Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. 12 Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, 13 solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell`ospitalità. 14 Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. 16 Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un`idea troppo alta di voi stessi. 17 Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. 19 Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all`ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. 20 Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. 21 Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. 1Co 12, 27-31 “Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. 28 Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. 29 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? 30 Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? 31 Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. MAGISTERO (dal decreto sull’apostolato dei laici – Apostolicam Actuositatem) AA 10: “ Come partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione della Chiesa. All'interno delle comunità ecclesiali la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più ottenere il suo pieno effetto. Infatti i laici che hanno davvero spirito apostolico, ad esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano Paolo nella diffusione del Vangelo (cfr. At 18,18-26; Rm 16,3), suppliscono a quello che manca ai loro fratelli e confortano cosi sia i pastori, sia gli altri membri del popolo fedele (cfr. 1 Cor 16,17-18). Nutriti dall'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle sue opere apostoliche; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del catechismo; rendono più efficace la cura delle anime ed anche l'amministrazione dei beni della Chiesa, mettendo a disposizione la loro competenza. La parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le diversità umane che vi si trovano e inserendole nell'universalità della Chiesa (17). I laici si abituino ad agire nella parrocchia in stretta unione con i loro sacerdoti (18) apportino alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo, nonché le questioni concernenti la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il concorso di tutti; diano, secondo le proprie possibilità, il loro contributo a ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiale. Coltivino costantemente il senso della diocesi, di cui la parrocchia è come la cellula, pronti sempre, all'invito del loro pastore, ad unire le proprie forze alle iniziative diocesane. Anzi, per venire incontro alle necessità delle città e delle zone rurali (19) non limitino la propria cooperazione entro i confini della parrocchia e della diocesi, ma procurino di allargarla all'ambito interparrocchiale, interdiocesano, nazionale o internazionale, tanto più che il crescente spostamento delle popolazioni, lo sviluppo delle mutue relazioni, la facilità delle comunicazioni, non consentono più ad alcuna parte della società di rimanere chiusa in se stessa. Anzitutto facciano proprie le opere missionarie, fornendo aiuti materiali o anche personali. È infatti un dovere e un onore per i cristiani restituire a Dio parte dei beni da lui ricevuti.” AA 23: “L'apostolato dei laici, sia esso esercitato dai singoli che dai cristiani consociati,  dev' essere inserito, con il debito ordine, nell'apostolato di tutta la Chiesa; anzi l'unione con coloro che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio (cfr. At 20,28) è un elemento essenziale dell'apostolato cristiano. Non meno necessaria è la collaborazione tra le varie iniziative di apostolato, che deve essere convenientemente predisposta dalla gerarchia. Infatti, per promuovere lo spirito di unione, affinché in tutto l'apostolato della Chiesa splenda la carità fraterna, si raggiungano le comuni finalità e siano evitate dannose rivalità, si richiede una stima vicendevole fra tutte le forme di apostolato nella Chiesa e un conveniente coordinamento, nel rispetto della natura propria di ciascuna (35).” AA 24: “ Spetta alla gerarchia promuovere l'apostolato dei laici, fornire i principi e gli aiuti spirituali, ordinare l'esercizio dell'apostolato medesimo al bene comune della Chiesa, vigilare affinché la dottrina e le disposizioni fondamentali siano rispettate. L'apostolato dei laici ammette certamente vari tipi di rapporti con la gerarchia, secondo le svariate forme e diversi scopi dell'apostolato stesso.  Sono molte infatti le iniziative apostoliche che vengono prese dalla libera volontà dei laici e sono rette dal loro prudente criterio. Mediante queste iniziative, in certe circostanze la missione della Chiesa può essere meglio adempiuta; perciò esse vengono non di rado lodate o raccomandate dalla gerarchia (36). Ma nessuna iniziativa rivendichi a se stessa la denominazione di « cattolica », se non interviene il consenso della legittima autorità ecclesiastica.” AA 28 : “L'apostolato può raggiungere piena efficacia soltanto mediante una multiforme e integrale formazione. Questa è richiesta non soltanto dal continuo progresso spirituale e dottrinale del laico, ma anche dalle varie circostanze di cose, di persone, di compiti a cui la sua attività deve adattarsi. AA 30: “ La formazione deve essere perfezionata lungo tutta la vita a misura che lo richiedono i nuovi compiti che si assumono. È chiaro dunque che coloro ai quali spetta l'educazione cristiana sono anche tenuti al dovere della formazione all'apostolato. È compito dei genitori disporre nella famiglia i loro figli fin dalla fanciullezza a riconoscere l'amore di Dio verso tutti gli uomini. Insegnino loro gradualmente, specialmente con l'esempio, la sollecitudine verso le necessità sia materiali che spirituali del prossimo. Tutta la famiglia dunque, nella sua vita in comune, diventi quasi un tirocinio di apostolato. AA 31: “ Le varie forme di apostolato richiedono pure una formazione particolare adeguata. AA33: “ Il sacro Concilio scongiura perciò nel Signore tutti i laici a rispondere volentieri, con generosità e con slancio alla voce di Cristo, che in quest'ora li invita con maggiore insistenza, e all'impulso dello Spirito Santo. In modo speciale sentano questo appello come rivolto a se stessi i più giovani e l'accolgano con gioia e magnanimità.   (dalla Costituzione Dogmatica sulla Chiesa – Lumen Gentium) LG 18: “ Cristo Signore, per pascere e sempre più accrescere il popolo di Dio, ha stabilito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo. I ministri infatti che sono rivestiti di sacra potestà, servono i loro fratelli, perché tutti coloro che appartengono al popolo di Dio, e perciò hanno una vera dignità cristiana, tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza.” LG 20: “ La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durerà fino alla fine dei secoli (cfr. Mt 28,20), poiché il Vangelo che essi devono predicare è per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo. Per questo gli apostoli, in questa società gerarchicamente ordinata, ebbero cura di istituire dei successori. LG 28: “ I vescovi [98] hanno legittimamente affidato a vari membri della Chiesa, in vario grado, l'ufficio del loro ministero. Così il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi [99]. I presbiteri (…) in virtù del sacramento dell'ordine ad immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote (cfr. Eb 5,1-10; 7,24; 9,11-28), sono consacrati per predicare il Vangelo, essere i pastori fedeli e celebrare il culto divino (…) annunziano a tutti la parola di Dio (…)Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l'ufficio di Cristo, pastore e capo [105], raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, per mezzo di Cristo nello Spirito [106] li portano al Padre e in mezzo al  loro gregge lo adorano in spirito e verità (…)I sacerdoti, saggi collaboratori dell'ordine Episcopale (…), chiamati a servire il popolo di Dio, costituiscono col loro vescovo un solo presbiterio [109] sebbene destinato a uffici diversi. Nelle singole comunità locali di fedeli rendono in certo modo presente il  vescovo, cui sono uniti con cuore confidente e generoso, ne assumono secondo il loro grado, gli uffici e la sollecitudine e li esercitano con dedizione quotidiana.(…) sotto l'autorità del vescovo, santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidata, nella loro sede rendono visibile la Chiesa universale e portano un grande contributo all'edificazione di tutto il corpo mistico di Cristo. LG 31: “ Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani (…)che,dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.(…) Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole  secondo Dio. Vivono nel secolo (…)Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità.” LG 32: “ La distinzione infatti posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio comporta in sé unione, essendo i pastori e gli altri fedeli legati tra di loro da una comunità di rapporto: che i pastori della Chiesa sull'esempio di Cristo sono a servizio gli uni degli altri e a servizio degli altri fedeli, e questi a loro volta prestano volenterosi la loro collaborazione ai pastori e ai maestri. Così, nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo.” LG 33: “L'apostolato dei laici è quindi partecipazione alla missione salvifica stessa della Chiesa; a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione (…) (dalla lettera Enciclica Deus chiaritas est – BenedettoXVI) DCE 21: “ Gli Apostoli, ai quali erano affidati innanzitutto la « preghiera » (Eucaristia e Liturgia) e il « servizio della Parola », si sentirono eccessivamente appesantiti dal « servizio delle mense »; decisero pertanto di riservare a sé il ministero principale e di creare per l'altro compito, pur necessario nella Chiesa, un consesso di sette persone. Anche questo gruppo però non doveva svolgere un servizio semplicemente tecnico di distribuzione: dovevano essere « pieni di Spirito e di saggezza » (cfr At 6, 1-6). Ciò significa che il servizio sociale che dovevano effettuare era assolutamente concreto, ma al contempo era senz'altro anche un servizio spirituale; il loro perciò era un vero ufficio spirituale, che realizzava un compito essenziale della Chiesa, quello dell'amore ben ordinato del prossimo. Con la formazione di questo consesso dei Sette, la « diaconia » — il servizio dell'amore del prossimo esercitato comunitariamente e in modo ordinato — era ormai instaurata nella struttura fondamentale della Chiesa stessa.” DCE 33: “ Per quanto concerne i collaboratori che svolgono sul piano pratico il lavoro della carità nella Chiesa, l'essenziale è già stato detto: essi non devono ispirarsi alle ideologie del miglioramento del mondo, ma farsi guidare dalla fede che nell'amore diventa operante (cfr Gal 5, 6). Devono essere quindi persone mosse innanzitutto dall'amore di Cristo, persone il cui cuore Cristo ha conquistato col suo amore, risvegliandovi l'amore per il prossimo. Il criterio ispiratore del loro agire dovrebbe essere l'affermazione presente nella Seconda Lettera ai Corinzi: « L'amore del Cristo ci spinge » (5, 14). La consapevolezza che in Lui Dio stesso si è donato per noi fino alla morte deve indurci a non vivere più per noi stessi, ma per Lui, e con Lui per gli altri. Chi ama Cristo ama la Chiesa e vuole che essa sia sempre più espressione e strumento dell'amore che da Lui promana.”   TESTIMONI Curato d’Ars: “Ma, mi direte, come si può sapere che abbiamo questa bella e preziosa virtù (la carità), senza la quale la nostra religione non è che un fantasma? Anzitutto, una persona che ha la carità non è orgogliosa: non ama dominare sugli altri; non la sentirete mai biasimare la loro condotta; non ama parlare di ciò che fanno. Una persona che ha la carità non esamina qual è l’intenzione degli altri…; non crede mai di fare meglio degli altri e non si mette mai al di sopra del proprio vicino; al contrario, essa crede che gli altri fanno sempre meglio di lei. Non si offende se le si preferisce il prossimo; se viene disprezzata, rimane contenta lo stesso, perché pensa che merita ancora più disprezzo. (Chi) ha la carità evita il più possibile di recare pena agli altri, perché la carità è un mantello regale che sa nascondere bene gli sbagli dei propri fratelli e non permette mai di credere che si è migliori di loro”.   Paolo VI: “Qui è la carità. Qui è la celebrazione dell’uno e dei molti; qui è la scuola dell’amore superiore degli uni per gli altri; qui è la professione della stima reciproca; qui è l’alleanza della collaborazione vicendevole; qui è l’impegno del servizio gratuito; qui è la ragione della tolleranza sapiente; qui è il precetto del mutuo perdono; qui è la fonte della gioia, del desiderio ardente a preferire il dono da dare a quello da ricevere; qui è la sorgente della vera amicizia; qui è l’arte del governare servendo e di obbedire volendo; qui è la formazione ai rapporti sinceri e fraterni; qui la difesa della personalità rispettata e venerata; qui l’armonia degli spiriti liberi e docili; qui la comunione delle anime, qui il fermento dell’unità; qui la Carità”

5 – Fare una Parrocchia tutta missionaria

SCRITTURA At 2,41-42/48 “Allora quelli che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano assidui nell`ascoltare l`insegnamento degli apostoli e nell`unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati. At 11,19-21 Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorché ai Giudei. 20 Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore.” Gv 20,19-22 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch`io mando voi". 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo;” Mt 5,13-16 “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null`altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.” Mt 20,25-28 Gesù, chiamatili a sé, disse: "I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. 26 Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, 27 e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; 28 appunto come il Figlio dell`uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti". Mt 23,9-12 E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. [ 10 ]E non fatevi chiamare "maestri`, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11 Il più grande tra voi sia vostro servo; 12 chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. Fil 4,4-5 “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. 5 La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino!” Gal 6,7-10 “Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. 8 Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. 9 E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. 10 Poiché dunque ne abbiamo l`occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.”

MAGISTER0 (dal Decreto sull’Apostolato dei laici – Apostolicam Actuositatem) AA 1: “Questo è il fine della Chiesa: con la diffusione del regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, rendere partecipi (4) tutti gli uomini della salvezza operata dalla redenzione, e per mezzo di essi ordinare effettivamente il mondo intero a Cristo. Tutta l'attività del corpo mistico ordinata a questo fine si chiama « apostolato »; la Chiesa lo esercita mediante tutti i suoi membri, naturalmente in modi diversi; la vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all'apostolato. Come nella compagine di un corpo vivente non vi è membro alcuno che si comporti in maniera del tutto passiva, ma unitamente alla vita partecipa anche alla sua attività, così nel corpo di Cristo, che è la Chiesa «tutto il corpo... secondo l'energia propria ad ogni singolo membro... contribuisce alla crescita del corpo stesso » (Ef 4,16). Anzi in questo corpo è tanta l'armonia e la compattezza delle membra (cfr. Ef 4,16), che un membro il quale non operasse per la crescita del corpo secondo la propria energia dovrebbe dirsi inutile per la Chiesa e per se stesso. C'è nella Chiesa diversità di ministero ma unità di missione. Gli apostoli e i loro successori hanno avuto da Cristo l'ufficio di insegnare, reggere e santificare in suo nome e con la sua autorità. Ma anche i laici, essendo partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, all'interno della missione di tutto il popolo di Dio hanno il proprio compito nella Chiesa e nel mondo (5). In realtà essi esercitano l'apostolato evangelizzando e santificando gli uomini, e animando e perfezionando con lo spirito evangelico l'ordine temporale, in modo che la loro attività in quest'ordine costituisca una chiara testimonianza a Cristo e serva alla salvezza degli uomini. Siccome è proprio dello stato dei laici che essi vivano nel mondo e in mezzo agli affari profani, sono chiamati da Dio affinché, ripieni di spirito cristiano, esercitino il loro apostolato nel mondo, a modo di fermento.” AA 4: Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell'apostolato dei laici dipende dalla loro unione vitale con Cristo, secondo il detto del Signore: « Chi rimane in me ed io in lui, questi produce molto frutto, perché senza di me non potete far niente » (Gv 15,5).” AA 7: “ I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia del regno di Dio.”  AA 8: “ Il più grande dei comandamenti della legge è amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22,37-40). Cristo ha fatto proprio questo precetto della carità verso il prossimo e lo ha arricchito di un nuovo significato, avendo identificato se stesso con i fratelli come oggetto della carità e dicendo: « Ogni volta che voi avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me »(Mt 25,40). Egli infatti, assumendo la natura umana, ha legato a sé come sua famiglia tutto il genere umano in una solidarietà soprannaturale ed ha stabilito che la carità fosse il distintivo dei suoi discepoli con le parole: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri » (Gv 13,35).” AA16: “ L'apostolato che ciascuno deve esercitare personalmente, sgorgando in misura abbondante dalla fonte di una vita veramente cristiana (Gv 4,14), è la prima forma e la condizione di ogni altro apostolato dei laici, anche di quello associato ed è insostituibile. A tale apostolato, sempre e dovunque proficuo, anzi in certe circostanze l'unico adatto e possibile, sono chiamati e obbligati tutti i laici, di qualsiasi condizione, ancorché non abbiano l'occasione o la possibilità di collaborare nelle associazioni. Molte sono le forme di apostolato con cui i laici edificano la Chiesa e santificano il mondo animandolo in Cristo. Una forma particolare di apostolato individuale e segno adattissimo anche ai nostri tempi a manifestare il Cristo vivente nei suoi fedeli, è la testimonianza di tutta la vita laicale, promanante dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Con l'apostolato poi della parola, in alcuni casi del tutto necessario, i laici annunziano Cristo, spiegano e diffondono la sua dottrina secondo la propria condizione e capacità e fedelmente la professano.” AA 18: “ I fedeli sono dunque chiamati ad esercitare l'apostolato individuale nelle diverse condizioni della loro vita; tuttavia ricordino che l'uomo, per natura sua, è sociale e che piacque a Dio di riunire i credenti in Cristo per farne il popolo di Dio (cfr. 1 Pt 2,5-10) e un unico corpo (cfr. 1 Cor 12,12). Quindi l'apostolato associato corrisponde felicemente alle esigenze umane e cristiane dei fedeli e al tempo stesso si mostra come segno della comunione e dell'unità della Chiesa in Cristo che disse: « Dove sono due o tre riuniti in mio nome, io sono in mezzo a loro » (Mt 18,20). Perciò i fedeli esercitino il loro apostolato accordandosi su uno stesso fine (28). Siano apostoli tanto nelle proprie comunità familiari, quanto in quelle parrocchiali e diocesane, che già sono esse stesse espressione del carattere comunitario dell'apostolato, e in quelle libere istituzioni nelle quali si vorranno riunire.” (dalla Costituzione Dogmatica sulla Chiesa – Lumen Gentium) LG17: “Come infatti il Figlio è stato mandato dal Padre, così ha mandato egli stesso gli apostoli (cfr. Gv 20,21) dicendo: «Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo » (Mt 28,18-20). E questo solenne comando di Cristo di annunziare la verità salvifica, la Chiesa l'ha ricevuto dagli apostoli per proseguirne l'adempimento sino all'ultimo confine della terra (cfr. At 1,8)(…) Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di seminare, per quanto gli è possibile, la Fede.” TESTIMONI Chiara Lubich: “La presenza della carità nel mondo è come l’apparire del sole a primavera, quando la terra arida e avara sembra non avere nulla da offrire ed invece, improvvisamente, rinverdisce e fiorisce. I semi c’erano, mancava il calore. Nel mondo le belle intenzioni e le buone volontà esistono, ma spesso non se ne vedono i frutti perché manca la fiamma della carità che le maturi alla luce. “Se tutti gli uomini, o almeno un gruppo esiguo di uomini, fossero veri servi di Dio nel prossimo, presto il mondo sarebbe di Cristo” “Le nostre giornate sono strapiene di problemi: si leggono sul volto di molti che si incontrano per la strada. ‘Ho il figlio che non studia e che non sarà promosso…’. ‘Ho il marito che ritarda…’. ‘Ho la madre ammalata…’. ‘Arriverò a comprarmi quel vestito? A raccogliere il necessario per fare un po’ di vacanze?’. Si corre qua, si corre là. Si fanno calcoli. Ci si affanna. Questo per noi e per i più vicini a noi. E se il nostro sguardo si avventura in altre terre ed in altri Paesi, vediamo problemi ben più alti e acuti: la fame…la malattia… manca il minimo per la vita. E, se si ha in cuore un po’ di generosità, si vorrebbe far qualcosa per loro. Poi capita magari di leggere per caso parole inconsuete che –s’avverte- non vengono dalla terra, né dalla folla che ci circonda e ben conosciamo. Esse dicono: “per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo di quello che indosserete;… di tutte queste cose si preoccupano i pagani; … cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta’. E’ una dolce contestazione che il Cielo fa alla terra, che Dio fa agli uomini; ed apre loro gli occhi affinché sappiano che hanno un Padre che pensa a loro. Occorre allora ancora correre, fare, lavorare, occuparsi, affannarsi?... Sì, ma per un altro motivo: per cercare non pane, o vestiti, o soldi, ma il Regno di Dio in noi, che significa sforzarci di compiere non la nostra, ma la Sua volontà. (…) Allora dalla tua vita comprendi che, se i tuoi piccoli problemi hanno trovato una risposta, la migliore soluzione ai grandi che tormentano l’umanità sarà trovare il più efficace sistema perché il mondo conosca e viva il Vangelo. (…) il principale rimedio ai problemi, anche terreni (…) è e rimane l’annuncio del Vangelo. Occorre che tutti gli uomini conoscano Cristo, ne cerchino il Regno e la sua Giustizia: allora il resto, tutto il resto, verrà anche per loro in sovrappiù.”

6 – Rispondere alla chiamata alla Santità

SCRITTURA Mt 5, 48 “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” Rm 6,17-23 “Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell`insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia. (…)19 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell`impurità e dell`iniquità a pro dell`iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione. 20 Quando infatti eravate sotto la schiavitù del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. 21 Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino è la morte. 22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. 23 Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.” Rm 8,26-27 “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.” 1Fil 2,14-16 “Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, 15 perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, 16 tenendo alta la parola di vita.” 1Pt 1,14-25: “Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all`azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. 14 Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d`un tempo, quando eravate nell`ignoranza, 15 ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; 16 poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. 17 E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. 18 Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l`argento e l`oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, 19 ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. 20 Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. 21 E voi per opera sua credete in Dio, che l`ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio. 22 Dopo aver santificato le vostre anime con l`obbedienza alla verità, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, 23 essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna. 24 Poiché tutti i mortali sono come l`erba e ogni loro splendore è come fiore d`erba. L`erba inaridisce, i fiori cadono, 25 ma la parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato.”   2 Pt 1,5-11  “Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, 6 alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, 7 alla pietà l`amore fraterno, all`amore fraterno la carità. 8 Se queste cose si trovano in abbondanza in voi, non vi lasceranno oziosi né senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. 9 Chi invece non ha queste cose è cieco e miope, dimentico di essere stato purificato dai suoi antichi peccati. 10 Quindi, fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. 11 Così infatti vi sarà ampiamente aperto l`ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo.” Eb 12,1-3 “Anche noi dunque, circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, 2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l`ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. 3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità da parte dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d`animo.”   MAGISTERO (Decreto sull’Apostolato dei laici – Apostolicam actuositatem) AA 4: “Questa vita d'intimità con Cristo viene alimentata nella Chiesa con gli aiuti spirituali comuni a tutti i fedeli, soprattutto con la partecipazione attiva alla sacra liturgia (8). I laici devono usare tali aiuti in modo che, mentre compiono con rettitudine i doveri del mondo nelle condizioni ordinarie di vita, non separino dalla propria vita l'unione con Cristo, ma crescano sempre più in essa compiendo la propria attività secondo il volere divino. Su questa strada occorre che i laici progrediscano nella santità con ardore e gioia, cercando di superare le difficoltà con prudenza e pazienza. Né la cura della famiglia né gli altri impegni secolari devono essere estranei alla spiritualità della loro vita, secondo il detto dell'Apostolo: « Tutto quello che fate, in parole e in opere, fatelo nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio e al Padre per mezzo di lui » (Col 3,17). Tale vita richiede un continuo esercizio della fede, della speranza e della carità. Solo alla luce della fede e nella meditazione della parola di Dio è possibile, sempre e dovunque, riconoscere Dio nel quale « viviamo, ci muoviamo e siamo » (At 17,28), cercare in ogni avvenimento la sua volontà, vedere il Cristo in ogni uomo, vicino o estraneo, giudicare rettamente del vero senso e valore che le cose temporali hanno in se stesse e in ordine al fine dell'uomo. Quanti hanno tale fede vivono nella speranza della rivelazione dei figli di Dio, nel ricordo della croce e della risurrezione del Signore. Nel pellegrinaggio della vita presente, nascosti con Cristo in Dio e liberi dalla schiavitù delle ricchezze, mentre mirano ai beni eterni, con  animo generoso si dedicano totalmente ad estendere il regno di Dio e ad animare e perfezionare con lo spirito cristiano l'ordine delle realtà temporali. Nelle avversità della vita trovano la forza nella speranza, pensando che « le sofferenze del tempo presente non reggono il confronto con la gloria futura che si rivelerà in noi» (Rm 8,18). Spinti dalla carità che viene da Dio, operano il bene verso tutti e in modo speciale verso i fratelli nella fede (cfr. Gal 6,10) «eliminando ogni  malizia e ogni inganno, le ipocrisie e le invidie, e tutte le maldicenze » (1 Pt 2,1), attraendo così gli uomini a Cristo. La carità di Dio, « diffusa nel nostro cuore per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato » (Rm 5,5), rende capaci i laici di esprimere realmente nella loro vita lo spirito delle beatitudini. Seguendo Gesù povero, non si deprimono nella mancanza dei beni temporali, né si inorgogliscono nella abbondanza di essi; imitando Gesù umile, non diventano avidi di una gloria vana (cfr. Gal 5,26), ma cercano di piacere più a Dio che agli uomini, sempre pronti a lasciare tutto per Cristo (cfr. Lc 14,26) e a soffrire persecuzione per la giustizia (cfr. Mt 5,10), memori delle parole del Signore: « Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Coltivando l'amicizia cristiana tra loro si offrono vicendevolmente aiuto in qualsiasi necessità. Questa spiritualità dei laici deve parimenti assumere una sua fisionomia particolare a seconda dello stato del matrimonio e della famiglia, del celibato o della vedovanza, della condizione di infermità, dell'attività professionale e sociale. I laici non tralascino dunque di coltivare costantemente le qualità e le doti ricevute, corrispondenti a tali condizioni, e di servirsi dei doni ottenuti dallo Spirito Santo. Inoltre, quei laici che, seguendo la propria particolare vocazione, sono iscritti a qualche associazione o istituto approvato dalla Chiesa, si sforzino di assimilare fedelmente la spiritualità peculiare dei medesimi.”  (dalla Costituzione Dogmatica sulla Chiesa – Lumen Gentium) LG 31: “ Se quindi nella Chiesa non tutti camminano per la stessa via, tutti però sono chiamati alla santità e hanno ricevuto a titolo uguale la fede che introduce nella giustizia di Dio (cfr. 2 Pt 1,1)” TESTIMONI Giovanni Paolo II, Messaggio XV GMG: “Giovani di ogni continente, non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio! Siate contemplativi e amanti della preghiera; coerenti con la vostra fede e generosi nel servizio ai fratelli, membra attive della Chiesa e artefici di pace” NMI 30: “E’ ora di riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione” Hans Urs von Balthasar ( Teologo): “La santità è qualcosa di essenzialmente sociale e perciò sottratto all'arbitrio del singolo. Su ogni cristiano Dio ha un'idea particolare e assegna ad ognuno un posto preciso nella comunità ecclesiale.” Chiara Lubich:  “Accade spesso che le persone siano attratte dall’idea di santità. E forse è proprio la grazia di Dio che lavora suscitando un tale desiderio. Ma alle volte l’anima (…) si trova di fronte ai santi come di fronte ad un valico insuperabile o ad un muro impossibile a sfondarsi. “Come si fa a farsi santi? (…) Quale la misura, il sistema, le pratiche, la via? S’io sapessi che basta la penitenza, mi flagellerei da mane a sera. Se conoscessi che occorre l’orazione, pregherei notte e giorno. Se fosse sufficiente la predicazione, vorrei percorrere città e paesi, senza darmi tregua, per dire e tutti la Parole di Dio… ma io non so, non conosce la strada”. Ogni santo ha una fisionomia, ed essi si distinguono l’uno dall’altro (…). Ma forse una via c’è: buona per tutti. Forse occorre cercare la propria strada, non tracciarsi un disegno, non sognare programmi, ma inabissarsi nel momento che passa ad adempiere in quell’attimo la volontà di Colui che s’è detto Via  per eccellenza. Il momento passato non è più, quello futuro forse non sarà mai in nostro possesso. Certo che Dio lo possiamo amare nel presente che ci è dato. La santità si costruisce nel tempo. (…) A noi non resta che costruirla attimo per attimo, corrispondendo con tutto il cuore, l’anima, le forze, all’amore che Dio ci porta, personale, come Padre nostro celeste, pieno, come la larghezza della carità d’un Dio.”          “Si parla tanto di terzo mondo. E si agisce anche per il terzo mondo. La fame, la nudità, la mancanza di tetto, l’ignoranza, l’analfabetismo, le malattie e spesso l’immoralità conseguente, fanno, in maniera diversa le loro vittime in proporzioni spaventose in molti Paesi della terra. I mezzi di comunicazione hanno evidenziato queste nefaste piaghe e, poco o tanto, tutti ne siamo rimasti scossi. La Populorum Progressio (…) ha invitato il mondo a fare di più: a dedicarsi appunto al progresso, che oggi è sinonimo di pace. E infatti molto si fa e molto si farà. Purtroppo però, non sempre al nostro agire, al prodigarsi di forze e mezzi, corrisponde il risultato atteso, proporzionato e soddisfacente. (…) E’ la verifica della parola: ‘Non di solo pane vivrà l’uomo…’. C’è una realtà che frena o rallenta gli sforzi di uomini dediti agli atti di doverosa carità fraterna verso gli altri. C’è una considerazione che noi cristiani dovremmo fare e non abbiamo ancora fatto: una confessione che dobbiamo gridare, se non vogliamo essere o apparire ipocriti. Ed è questa: esiste un terzo mondo sottosviluppato materialmente? Ebbene c’è anche un mondo sottosviluppato cristianamente, spiritualmente. La gran massa di noi, infatti, che seguiamo Cristo, siamo cristiani sottosviluppati. Ci meraviglia? Eppure è vero. Le statistiche dei cattolici battezzati, che non frequentano la chiesa, fanno rabbrividire. Ma non vogliamo parlare qui soltanto dei non praticanti o di quelli già ateizzati. No: parliamo anche di noi e di coloro che , come noi, sono chiamati ‘fedeli’ , ‘persone di chiesa’, o anche ‘buoni cristiani’. (…) Molti santi (…) pensano che può dirsi autentico cristiano, cristiano per così dire ‘realizzato’, solo colui che è arrivato allo sviluppo pieno dell’amore. Il comandamento di Dio, infatti, di amarlo con tutto il cuore, la mente e le forze, è per tutti i cristiani. Del resto questa convinzione corrisponde alle parole del Maestro, spesso poco comprese, e rivolte a tutti: ‘Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste’.(…) Finché non siamo ‘maturi’ nell’amore non possiamo prendere, con pienezza di significato, il nome di cristiani. Saremo all’inizio cristiani perché battezzati. Poi, per così dire, cristiani ‘in via di sviluppo ’… Ma solo quando al vita e la legge e la santità di Cristo trionfano in noi, potremo dirci veramente cristiani. Stando così le cose, non è strano che ognuno di noi si senta un cristiano ‘sottosviluppato’. (…) il Battesimo ci ha dato diritto al nome di cristiani perché incorporati in Cristo, la grazia di Dio ha bisogno della nostra corrispondenza. Noi siamo spesso tremendamente denutriti, al punto tale da non sentire più gli stimoli della fame. E l’Eucaristia sta lì ad attendere che ci nutriamo delle carni dello stesso Cristo. Siamo spaventosamente indifesi ed esposti ad ogni sorta di malattia dello spirito e spesso dall’una o dall’altra contagiati. E il Sacramento della penitenza sta lì per curarci e rinforzarci. Siamo nudi e potremmo essere rivestiti di Cristo. Siamo senza tetto e potremmo essere tutti fin da quaggiù nella calda casa del Padre, anticipo del Cielo, se vivessimo nella realtà mistica, ma vera, d’esser consanguinei con Cristo e fra noi, e ci riscoprissimo fratelli e ricomponessimo la famiglia, con la presenza di Cristo in mezzo a noi, e la circolazione dei beni materiali e spirituali tra tutti. Camminiamo come coloro che non sanno dove andare, ed abbiamo fra le mani –basta volerlo- il codice della vita, di ogni vita, che è il Vangelo. Ci lamentiamo che oggi i preti sono in crisi e ci scandalizziamo di certe loro richieste e non pensiamo che il prete è generalmente così come la società cristiana lo esprime. (…) Il cristiano è veramente, decisamente, adeguatamente utile all’umanità quando è ‘perfetto come il Padre’ perché quando è perfetto come il Padre è un altro Cristo; è, quindi, un altro ‘Figlio dell’uomo’ . E questo è magnifico, perché ciò significa che solo il cristiano vero riesce ad essere uomo completo. Ma non basta. Qui occorre tirare tutte le conseguenze. L’autenticità, richiesta dai tempi, lo esige: il cristiano perfetto è anche santo. Per cui dobbiamo concludere: agli occhi di Dio ‘uomo’ ‘cristiano’’ santo’ sono sinonimi. ‘La santità! E’ una parola…’, diranno molti, moltissimi. No. Cristo non ci ha chiesto l’impossibile! E poi dobbiamo disfarci di una certa idea della santità che circola fra il popolo. Manifestazioni come i miracoli, le estasi, le visioni, non sono costitutive della santità. La santità sta nell’amore perfetto. E oggi, epoca in cui le masse si risvegliano –e questo è un segno dei tempi- , oggi, in cui anche i popoli devono avere tra loro rapporti fraterni e ogni particolare va visto in chiave mondiale, è richiesta una santità di massa, comunitaria, una santità popolare.” “Santo è colui che ama sempre. Amando scopre negli altri il disegno di Dio e li aiuta ad attuarlo.”