Chiesa di S. Giovanni

 

Fu Bartolo Palmieri a volere l’Oratorio, commissionandone gli affreschi a Martino di Bartolomeo anche se mons. Pasquale Stefanini, nel suo piccolo ma esauriente libro sull’argomento, è il primo a lamentarsi per la scarsità di documenti relativi alla storia del tempio. L’unica eccezione consiste in un manoscritto di Brunone Navacchi, inserito nella raccolta di documenti di casa Palmieri, contenente alcune notizie che sono però, come egli dice, frammentarie ed errate.

 

Fig. 1: Martino di Bartolomeo, ”ritratto di Bartolo Palmieri”

 

La chiesa dei “Cavalieri di Malta” fu costruita nell’ultimo decennio del 1300 e dedicata fin dall’inizio a S. Giovanni Battista. L’edificio è interamente affrescato al suo interno. Da un memoriale di un patrizio napoletano, il sig.Commendatore don Francesco d’Andrea, scritto intorno al 1774, si traggono alcune descrizioni dell’Oratorio, posto “ nella terra di Cascina, luogo dove si celebrava la messa tutti i giorni festivi, con l’obbligo della presenza ma non del sacrificio".

La narrazione continua descrivendo attentamente la suddivisione interna dell’edificio, la pila dell’acqua santa, l’altare con la mensa in legno, il ciborio, la sepoltura davanti allo stesso altare con “chiusino in marmo” e le otto panchette sparse per la chiesa per potersi inginocchiare. Interessante è il riferimento alle due finestre di “mano destra” (non coeve con la chiesa ma aperte piu tardi a scapito degli stessi affreschi), che “riescono” in Via del Chiasso d’Oro o Via Sanaldo, richiamando le antiche denominazioni della toponomastica cascinese.

Interessante tra le varie citazioni è la presenza nel coronamento del tetto di “merli di lavoro”, merli dei quali non si conosce peraltro la forma ma, trattandosi di un edificio costruito alla fine del 1300, è presumibile fossero di conformazione ghibellina, come quelli sulla piccola torre che si trovava al centro del chiostro della Pieve.

Le condizioni dell’edificio e degli affreschi cominciarono a farsi precarie già nel 1623, tanto che Giuliano dei Medici ordinava una serie di lavori di restauro, lavori che sempre più spesso si resero necessari. Nel luglio del 1717, un illustre cittadino, il già citato Bruno Navacchi, sottolineava che: “dalla volta della chiesa cascava in alcuni luoghi la pittura, per l’acqua che era penetrata dentro le pareti, e gli affreschi per l’umidità avevano perduto il loro colore, tanto che in poco tempo non si potrà conoscere nè iscritioni né l’istorie”

Ulteriori restauri furono fatti eseguire nel 1728, da Giovanni Ricci, Commendatore della Chiesa ma, non fu raggiunto un risultato positivo, visto che pochi anni dopo, tra il 1776 e il 1783, le pitture erano ancora descritte come “corrose e scrostate dagli anni e dall’umidità”.

La decadenza dell’edificio fece il resto. In seguito, come conseguenza della soppressione delle congregazioni religiose, l’Oratorio fu profanato e “allivellato” (dato in enfituesi) a Giuseppe Iacoponi Marrante; da allora fu adibito ad usi non conformi alla sacralità dell’ambiente, quali a deposito di legna e di zolfo, a bottega di falegname, e perfino a stalla. Nel 1846 Francesco Bonaini riscoprì gli affreschi della chiesa di S. Giovanni di Cascina, e per primo ne pubblicò un’accurata e molto preziosa descrizione.

Grazie all’interessamento di Mons. Pasquale Stefanini ed al suo grande amore per l’arte e per il suo paese il 12 Ottobre 1921, vi si dette inizio ad una lunga serie di restauri; in un primo tempo furono interessate le strutture architettoniche, ripristinando l’originaria parete di fondo, riaprendo la piccola porta e la finestrella accanto all’altare, dando all’esterno la configurazione attuale anche se sensibilmente diversa dalle descrizioni settecentesche.

Poi si restaurarono gli affreschi, ormai in condizioni d’estrema urgenza per il grave deterioramento del tessuto pittorico; l’intervento operativo fu effettuato in un primo tempo dal pittore Tommaso Baldini con la collaborazione della propria consorte, alla morte del quale fu completato dal pittore Amedeo Benini. L’intervento fu improntato su di una condizione quasi di “rifacimento”, ed i ritocchi dei contorni in alcuni tratti, e talvolta alcuni ripassi approssimativi, alterarono sia i profili delle figure, sia le stesse stesure cromatiche. La chiesetta fu riaperta al culto con una straordinaria manifestazione tenutasi il 19 giugno 1932.

 

  

Fig. 2: “La crocifissione” di Martino di Bartolomeo.

 

In tempi recenti lo stato degli affreschi si era fatto di nuovo instabile, precario a causa d’incuria e d’interventi strutturali non proprio adeguati. E’ doveroso oggi rilevare che grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale guidata dalla Dott. Burresi, attraverso il Ministero per i Beni Culturali, nonché il fattivo interessamento della Provincia di Pisa, si è effettuato di nuovo, e si spera definitivamente, un restauro conservativo terminato recentemente. Questo progetto è stato portato a termine grazie anche all’impegno dell’attuale Assessore alla Cultura Roberto Lorenzi che lo ha ardentemente desiderato, restituendo di nuovo l’Oratorio alla cittadinanza il 7 Dicembre 2001.

 

 

 

Fig. 3,4 e 5: Particolari dell'interno dell'oratorio.